Arredamenti Valentini

Per chi non è della Barcaccia, è difficile scorgervi la struttura di paese con il suo centro di vita sociale. Passando velocemente dalla strada, la frazione appare come un gruppo di case affacciate su un’affollata via di transito.

Eppure non è tanto lontano il tempo in cui la vita del piccolo borgo si animava attorno alla chiesa, al forno, e al falegname. I vecchi entravano nella bottega di Ferruccio Valentini per chiacchierare e scaldarsi la schiena vicino al fogòn. Dai vetri controllavano l’andirivieni nella bottega del fornaio di fronte: se qualcuno si fermava più del solito significava che c’erano novità in giro. Valeva anche la pena di uscire al freddo per restare informati!

L'Opera Nazionale Dopolavoro

Ennio Valentini

Alla Barcaccia il locale del marangone Ferruccio Valentini, classe 1894, è un punto di ritrovo già all'epoca del regime fascista, autorizzato ad esporre la sigla O.N.D. (Opera Nazionale Dopolavoro) per lo svolgimento di attività ricreative.

"Entrando si scendevano tre gradini, - ricorda la nipote Marisa - e ai lati c'erano due lunghi banconi da lavoro che si trasformavano in tavoli nelle sere di festa".

"l mestieri di allora erano un'altra cosa, - sostiene Dionello Cervi, falegname - e Ferruccio faceva anche il barbiere nella sua bottega. Era capace di fare tutto con le mani. Non c'erano tanti attrezzi, ma con il legno lui fabbricava ogni tipo d’oggetto, dalla ruota da carro alla cassa da morto, che faceva personalizzata dopo aver preso le misure al cadavere. E poi, come tanti, faceva il bottaro, e andava a prendere la grèpa. Ricordo ancora la grossa botte di ferro nella quale era stata ritagliata una finestrella, e che faceva da stufa, aveva un tubo per portare fuori il fumo. Arrivavano i vecchi con la seggiola e si sedevano intorno a chiacchierare.

A volte venivano le orchestre e si ballava tutta sera, c'era uno spioncino che fungeva da biglietteria".

È questo il centro della Barcaccia che passa attraverso la guerra, e si anima attorno ai locali che svolgono, giorno e sera l’importante funzione di ritrovo e aggregazione. Di fronte ci sono le scuole e vicino, la chiesa e il negozio di Giovannini che vende tabacchi e merceria.

Nel dopoguerra anche i figli di Ferruccio, Antonio ed Ennio, entrano alla bottega per imparare il mestiere. “Negli anni ‘60, - ricorda ancora Dionello Cervi - si ballava una volta al mese e poi si facevano feste private. Venivano orchestre anche da lontano. lo giravo spesso con l’altoparlante sulla macchina per pubblicizzare la serata nei locali di Valentini".

Un paese di artigiani e commercianti

Ennio Valentini (Pètan), da ragazzo lavora con il fratello Tonino nella falegnameria paterna. Alla morte di Ferruccio, nelt1952, i figli cercano di proseguire le orme del padre portando avanti l’attività. Nel i960, Ennio lascia la falegnameria al fratello, scegliendo di lavorare alla ISAF di Quattro Castella, specializzata in arredamenti per scuole dell’infanzia. Continua però, la sera e la domenica, ad aiutare il fratello nella falegnameria di famiglia. Nel 1961 Ennio mette su famiglia e matura la decisione di smettere il doppio lavoro e di iniziare a produrre in proprio. Mantiene i contatti con l'azienda di Quattro Castella ed inizialmente si dedica alla fabbricazione di mobili per asili, mentre il fratello, nel '62, apre la ferramenta di fianco alla falegnameria.

"La ferramenta assomigliava ad un bazar, e vendeva stufe, lavatrici, chiodi, minuteria, colori, ma anche articoli da regalo".

La mostra

La premiazione di una gara sportiva nel cortile della mostra

L’assunzione del primo dipendente è nel 1976, un ragazzino di 14 anni, morettino, magro, minuto nel fisico, ma con tanta voglia di imparare: Pietro Acerbi. Ennio lo accoglie e lo segue considerandolo come un figlio, e oggi Pietro rappresenta una delle colonne della Valentini.

"Quando arrivai c'era già un po’ d’attrezzatura moderna - ricorda Pietro - venivo a lavorare in bicicletta. Facevamo ancora serramenti e mobili per asilo. Quanti banchi ricordo in quei primi anni! Poi ci concentrammo sulla vendita ed andai a montare i mobili. Ho sempre considerato i Valentini come una famiglia. Ennio è stato un padre per me, mi ha insegnato che tutti i clienti sono importanti e che bisogna lavorare con serietà e ed essere disponibili verso gli altri. Ricordo che venivano i bambini delle scuole di fronte, e ci chiedevano tanti pezzettini uguali; glieli facevamo sempre anche se era solo una perdita di tempo".

Pietro Acerbi, primo dipendente della mostra

Il vecchio e storico stabile, ormai inidoneo a qualsiasi attività lavorativa vede la sua fine con la demolizione del 1978. Nasce la nuova falegnameria al cui interno è allestita una piccola sala mostra per la vendita di mobili.

"A mio padre sembrò di distruggere anche tanti ricordi del nonno. Per l'inaugurazione della nuova sede chiamò un’orchestra di dilettanti, "chi e gòm balé e chi g’balòm" disse. C'era tanta voglia di ritrovarsi e divertirsi come ai vecchi tempi. Tutto andò bene, tanta gente e la serata finì molto tardi. Ricordo la soddisfazione di mio padre, era riuscito a rievocare quello che per lui rappresentava un ricordo di famiglia".

Ennio Valentini e il nipote Mauro

La mostra funziona e la richiesta è abbondante. Valentini s’improvvisa commerciante, conosce bene il legno e ha contatti con i mobilieri della zona e soprattutto possiede una competenza merceologica che lo aiuta sugli acquisti. In breve svanisce l’attività artigianale di falegnameria per lasciare il posto alla sola vendita. Tra le sue grandi soddisfazioni c’è anche quella di essere tra i primi ad esporre il marchio Salvarani. ”Abbiamo arredato quasi tutta la Barcaccia, - sostiene Marisa - e mio padre era molto conosciuto ed apprezzato, soprattutto nei rapporti umani. Il suo impegno sociale su questa frazione era davvero incredibile. Conosceva tutti ed avrebbe fatto qualsiasi cosa per animare il borgo e stare assieme alla sua gente. Era un'eredità trasmessagli dal nonno e dalla vecchia bottega”.

Il passaparola è dilagante e le vendite vanno a gonfie vele. Ennio Valentini sponsorizza la prima squadra di calcio della Barcaccia.

”Se devo spendere soldi in pubblicità preferisco darli ai giovani” ripete.

Tra il suo cortile e quello della chiesa si svolgono tutte le feste di paese: quelle dell'uva, della fisarmonica, della trebbiatura, del ciclismo, dei trattori. Ci sono tanti volontari che si offrono per preparare da mangiare su banchetti improvvisati, e ogni premiazione avviene sempre davanti alla mostra di Valentini.

”C’era tanta voglia di stare assieme e mio padre viveva per alimentare questa condivisione. Considerava il suo cortile la piazza del paese”.

La frequentazione degli anziani nella mostra di Valentini si protrae fino agli anni 80, si esaurisce soltanto per la graduale scomparsa della generazione coltivata da Ferruccio. ”Oggi non vengono solo perché sono morti quasi tutti, dice Pietro - c'era Artemio, Aristide, Ròda, Corradi... venivano per chiacchierare. Arrivavano al mattino, e a mezzogiorno in punto, tornavano a casa. Controllavano dalla vetrina chi entrava dal fornaio. D'estate si fermavano sotto il portico dove c'era il bindello con il binario. Dietro al portico c’erano i conigli di nonna Irma”.

Con la voglia di restare

La famiglia Valentini nel 1937

Nel '81 la figlia Marisa si affianca ad Ennio sul lavoro occupandosi di vendite ed amministrazione. Insieme al fedelissimo Pietro perseguono una strategia improntata sulla qualità, sul mobile importante e sull’assistenza ai clienti. La loro mostra continua a rappresentare molto più di un punto vendita. Alla nascita del nipote Mauro, figlio di Marisa, Ennio vede in lui un nuovo punto di partenza e la possibilità di trasmettere qualcosa, iniziato tanto tempo prima.

”Tutto questo un domani sarà suo” - risponde a chi gli chiede perché non si ritiri in pensione.

E il legame tra nonno e nipote si rafforza sempre più, alimentato anche dal vuoto lasciato dalla scomparsa di nonna Giovanna. Giocano insieme tanti pomeriggi al campo sportivo della Barcaccia, Ennio in porta e Mauro ai rigori.

È inevitabile che anche Mauro, crescendo, frequenti la mostra, soprattutto durante le vacanze estive quando va con il Nonno e Pietro a fare le consegne e il montaggio dei mobili.

Come sono inevitabili le discussioni, ‘Quanti battibecchi tra Ennio e Mauro, - ricorda Marisa - pareva di essere tornati a quando Pietro era ragazzino, e le parole erano sempre le stesse, perché voi giovani non capite...

Nonno e nipote appartenevano a tempi diversi, e si scontravano, ma insieme impararono l’uno dall’altro”.

Ennio lavora nella sua azienda fino 31 luglio 2004, giorno in cui viene coinvolto in un incidente stradale. Muore il 12 agosto 2004.

La scomparsa di Ennio costringe Marisa a proseguire il cammino difficile di una eredità importante.